Mamma, la Concezione da inizio al nostro periodo dell’anno preferito, dopo l'estate ovviamente e mi fa rievocare in un attimo giorni interi di festa.
Tu non vedevi l’ora che arrivasse e adesso per la prima volta non vedrò nè sentirò quella felicità contagiosa che ti accompagnava in questo mese…
Oddio quanto ci piaceva rivivere le tradizioni dei bisnonni, in questi giorni e non solo, sembrava come se una forza ci inebriasse contagiandoci di quell’ euforia tipica dei bambini.
Non so spiegarmi bene il perché ma accade e basta e a noi non dispiaceva affatto tornare un po’ piccini e sentire nell’aria quell’atmosfera sognante che riesce a far impazzire chiunque anche chi dice che non gli piace e finge di essere glaciale. Forse perché avrebbe bisogno di un po’ più di calore nella sua vita. Chissà cosa gli sarà accaduto...
Anche in me qualcosa cambió da quando son mancati nonno Pietro e nonna Letta (I miei bisnonnini adorati che ho avuto la fortuna di avere accanto fino alle superiori lui e lei fino ai 26 anni). Da allora in poi per me dicembre era sì un mese molto suggestivo ma, loro non c’erano e non era più lo stesso, una parte di me sentiva sempre quel pizzico di malinconica e alle volte una gran voglia di fuggire per un po’, chissà dove e alla ricerca di rivivere le stesse sensazioni o addirittura mi veniva una voglia di tuffarmi nel letto e andare in letargo per svegliarmi direttamente in estate anche se poi quella strana magia era più potente di tutto il resto e quasi si impossessava di me come credo accada a tanti.
L’8 dicembre 2024, nel mio piccolo paesello e precisamente alla piazzetta dove c’è “L’uomo di Vinci” del celebre scultore castellino Ceroli, ci fu il tradizionale “Focaracchio” che in un lampo mi ha riportato alla memoria quello del nostro amato bisnonnetto Pietro che lo accendeva il giorno della vigilia, il 7 dicembre davanti alla chiesetta dei Trastulli, dando il là per l’inizio delle feste.
Per fortuna i ricordi sono ancora nitidi.
Lui era fiero di farlo e quanto calore c’era intorno a quel fuoco.
Quel freddo pungente che mi congelava il nasino cosí tanto che sembrava un ghiacciolo, per fortuna per un po’ si placava e le mie guanciotte diventavano bollenti e rosse rosse e i miei guanti quasi non servivano più. Anche nonno Armando sta continuando da un po’ la tradizione ma allora era tutto così diverso.
Anche le contrade erano piene di gente riunita attorno ad esso, estasiate con gioia e stupore, ogni volta come se fosse la prima.
Al termine poi non vedevano l’ora di rientrare a casa dove si sprigionavano quei profumi naturali del cibo che solo a ricordarli li sento ancora forti nelle mie narici. Altro che profumatori.
Mentre Nonno Armando si occupava del bestiame da commercializzare in quei giorni, nonno Pietro dava una mano e faceva l’orto, invece nonna Letta e nonna Rina si erano date da fare dal giorno prima ad impastare per preparare il pranzo e la cena della vigilia e della Concezione e continuavano senza sosta come se dovessero sfamare un reggimento e così in avanti nei giorni a seguire per tutto il periodo natalizio.
I fornelli erano accesi per ore ed ore dal mattino presto per quei sughi che sentivo il sapore da lontano ancor prima di assaporarli. Adoravo farci la merenda a metà mattinata col pane e l’olio di casa mentre si continuava a giravare per ore ed ore la marmellata di uva e noci, la cioccolata con le mandorle, le castagne per fare i ripieni dei dolci. E io puntualmente andavo a rubarne un po’ col cucchiaino. Quel forno era sempre acceso e sfornava: tarallucci, bocconotti, fiadoni. Non so come fosse possibile ma i forni di una volta erano indistruttibili e le case sempre ricche di calore umano. E la farina ricopriva tutta la cucina come polvere di neve.Mhm che bontà, ho l’acquolina in bocca!
A Mamma toccava poi pure pulire le formine e io leccavo con le dita le ciotole gustose prima di lavarle.
Nel camino invece oltre alle caldarroste, al focolare che veniva in parte utilizzato per il bracere, ribolliva una ciotola con tanto di quell’ olio, per friggere le crispelle semplici o con l’uvetta o col baccalà e poi alle volte per concludere in bellezza ci cucinavano il coniglio sotto al coppo.
Sì è vero eravamo in tanti in casa, quasi ogni giorno e non solo alle occasioni, perché da noi si mangiava tutti i giorni tutti insieme: io, mami, i nonni materni, i bisnonni materni, gli zii materni e i cugini materni ma si cucinava per il triplo perché tanto veniva sempre qualcuno all’improvviso.
La casa dei nonni era un continuo viavai di telefonate ma soprattutto di gente che passava a trovarti anche solo per un saluto e qualcuno restava per mangiare con noi e immaginate la mia felicità. Poi si faceva pure un giretto per il paese per andare a trovare parenti ed amici e non potevi andare a mani vuote ma solo con i dolcetti fatti a mano. Bei tempi, mi mancano molto.
Mi manca anche andare per le campagne alla ricerca del muschio, fresco, verde, con quell’odore forte e quella morbidezza per poi tornare salterellando a casa, di corsa perché non vedevo l’ora di preparare con nonnina il presepe dove il bambinello lo coprivamo con l'ovatta per poi scoprirlo a mezzanotte dopo la santa messa di Natale. Oddio che eccitazione rientrare a casa per vederlo e riempirlo di baci, era emozionante come l’attesa e lo scartare i dolci e i pochissimi ma semplici affettuosi regali che porto sempre con me nel cuore. Non ne erano tanti come adesso ma forse proprio per questo erano più preziosi. I sapientini, la prima bambola che se tiravo una corda e le si allungavano i capelli, riportata dagli Usa da compà Gerardo, il camper, la Ferrari, la casa con l’ascensore e le Barbie, uscí anche la prima di colore della Benetton, il biondissimo Ken, Cristal ball, Polly poket, Indovina chi, Cicciobello o Bebi Mia, l’Allegro Chirurgo, l’orologio flick flok, Poochie, i mini pony. Oddio quanti ricordi mi stanno tornando in mente, sto cantando nella testa pure le canzoncine delle pubblicità dei doni che però non sempre mi compravano, quanti sì ma anche tanti no.
E le sigle dei cartoni ( Alla scoperta di Babbo Natale, Topolino, La bella e la bestia, Balto, Anastasia, Rudolf la renna, gli Aristogatti, i Muppet e altri che ho ben impressi nella mente ma non ricordo i nomi) e poi ancora i film ( Mamma ho perso l’aereo, Fantaghirò, La storia infinita, Edward mani di forbici, i Gremlins che mi facevano un po’ paura e molti altri).
E quei torroni, panettoni e altri dolci che ci portavano i parenti da fuori come il parrozzo pescarese con le bustine verdi e rosse. Non so se è la mia testolina oppure avevano tutti un profumo e un sapore più genuino così come i cannelloni con ricotta e spinaci, la lasagna al forno, il brodo con le pallottine di carne e le pallottone di verdure, i fedelini al tonno, pizze e foje e tanto altro. Io se vado da nonna ho ancora la fortuna di poter gustare queste prelibatezze ma se zia gliele fa cucinare sennò povera me ci credo che da sola mi sale la tristezza.
Per non parlare dell’albero che si faceva, era sempre lo stesso, con gli addobbi anche un po’ consumati ma che sapevano di vissuto, nascondevano dei ricordi che si dovevano conservare non potevano essere buttati via. Erano alberi vintage, si meno perfetti di quelli attuali e forse esteticamente meno carini ma sicuramente avevano un significato forse più profondo come tutto credo.
Adoravo quelle abbuffate con il braciere sotto al tavolo, quelle partite a scopa e a briscola con i nonnini, furono loro a insegnarmi a giocare e i pomeriggi a giro a casa degli amichetti a giocare a tombola, a zompa cavallo.
Non vedevo l’ora che arrivassero le vacanze natalizie per vivere tutto questo e molto altro ancora con una spensieratezza e una semplicità che adesso non si percepisce più.
Mi toccano così tanto queste memorie che mi elettrizzano e rattristano nello stesso tempo.
Un viaggio nel passato che non so che darei per poterlo rivivere.
Sicuramente c’eri ieri sera e avrai visto che questa volta per la prima volta hanno acceso pure un bell’alberello di Natale oltre ai classici fuochi pirotecnici della festa, e infine tutti insieme per pasta e fagioli, salsicce, castagne e vin brûlé lungo un vicoletto della Concezione, pieno di luminarie dove le piccole cose credo abbiano riportato indietro nel tempo un po’ tutti donando un po’ di gioia nell’aria.
Mi ha chiamato Ciccetto se volevamo andare insieme. É stato bello con Pietro Paolo e mi son tornati a galla una miriade di cose ma ad un certo punto ho alzato gli occhi al cielo e mi sono commossa.
Mi sono venuti in mente troppi pensieri ma me li sono tenuta per me. Alla fine non siamo rimasti per la cena, abbiamo fatto due passi e siamo andati via anche se una parte di me avrebbe voluto restare e magari immaginarti accanto a me, insieme a nonna Letta e a nonno Pietro. Oddio quanto mi mancate. Ogni giorno.
Io ci sto provando ma è come fossi bloccata nel passato . Forse è proprio questo che mi blocca a vivere meglio il presente e il futuro o forse é il mio carattere o l’età o la mancanza di cotanta bellezza.
Seppur con poche forze perché la mia anima è a brandelli, c’ho provato tutta sola a preparare l’albero, il presepe e tutti gli addobbi mentre ascoltavo un po’ di musica. L’ho fatto per voi, per me, per noi, ma ho pianto tanto e tutto il tempo. C’ho messo due giorni per addobbare casa e il palazzo.
Ho sempre avuto la lacrima facile ma non pensavo che una persona potesse piangere così tanto, ultimamente se avessi potuto conservare tutte le mie lacrime avrei potuto costruire forse un bel pozzo artificiale.
Lo so che ci sei, che ci siete tutti accanto a me ma è complicato farcela da sola, non so che darei per avere almeno solo un giorno di feste insieme a voi per risentite quella tua vocina calma, amorevole, per rivedere quegli occhietti dolci, quel sorriso contagioso e i nonnetti miei adorati quanti anni son passati ma io li ricordo ancora come fosse ieri. Vorrei abbracciarvi tutti forte forte. Ne avrei tanto bisogno adesso, è più dura di quanto potessi immaginare, per fortuna che ci sono i miei miceti che sono la mia piccola famiglia sennò davvero non so se ce la farei a superare tutto questo dolore. Ecco sarebbe bello se tutti potessimo rivivere anche solo una giornata con i nostri cari che non ci sono più. Forse accade solo nei sogni chiudendo gli occhi e facendo un viaggio nei mondi.


